Basta affacciarsi dal lato lagunare di Cavallino-Treporti per capire che la laguna non è una distesa d'acqua uniforme. Ci sono isolotti verdi che compaiono e scompaiono con la marea, specchi d'acqua chiusi da argini, canali che serpeggiano tra le erbe. Per orientarti servono tre parole della tradizione veneziana: barena, velma e valle da pesca.
Le barene
Le barene sono terreni appena emersi, coperti da vegetazione adatta all'acqua salata, che le maree più alte sommergono periodicamente. Sono attraversate da piccoli canali naturali, i ghebi, che disegnano dall'alto forme simili a radici o a fulmini. Il margine di una barena è di solito leggermente rialzato e l'interno un po' più basso, così dopo l'alta marea restano pozze d'acqua dove si fermano gli uccelli.
Le barene hanno un ruolo importante: rallentano le correnti, trattengono i sedimenti e offrono riparo e cibo a moltissime specie. Il colore cambia con le stagioni, dal verde della primavera ai toni bruni e rossastri dell'autunno.
Le velme
Le velme sono i fondali bassi e fangosi della laguna che restano scoperti solo con la bassa marea. A differenza delle barene non hanno vegetazione stabile: sono distese di fango e sabbia lucide d'acqua, dove gli uccelli limicoli cercano piccoli invertebrati. Insieme alle barene e ai bassifondi formano uno degli ambienti più caratteristici, ma anche più fragili, dell'ecosistema lagunare.
È proprio sui bassifondi della laguna nord che in inverno si radunano molti dei fenicotteri che svernano nella laguna di Venezia. Se li vedi in lontananza, rosa sullo sfondo grigio dell'acqua, probabilmente stanno camminando su una velma.
Le valli da pesca
Il nome viene dal latino vallum, palizzata. Una valle da pesca è un tratto di laguna chiuso da argini, dove l'ingresso e l'uscita dell'acqua salmastra sono regolati con canali e chiuse. Al suo interno si pratica la vallicoltura, un allevamento estensivo del pesce di antica tradizione: le specie entrano dalla laguna, crescono negli specchi d'acqua della valle e vengono catturate quando tentano di tornare in mare. Le valli della laguna nord, alcune delle quali si affacciano sulla penisola verso Lio Piccolo, sono date in concessione a privati e non si visitano liberamente.
Gli argini delle valli, le casette dei custodi e le chiuse fanno parte del paesaggio tanto quanto le barene: sono il segno di un rapporto tra uomo e laguna che dura da secoli.
Come osservarle
- Dalla strada per Lio Piccolo: corre in mezzo alla laguna tra barene e valli. Percorrila in bici o a piedi e fermati negli slarghi; trovi idee in Lio Piccolo e Saccagnana.
- Dalla ciclabile del Pordelio: la pista sospesa sull'acqua tra Cavallino e Ca' Savio permette di vedere da vicino le barene del canale. Dettagli in la penisola in bicicletta.
- Dal vaporetto: la linea che da Treporti va verso Burano e Torcello attraversa la laguna nord. Dal ponte esterno la vista sulle barene è ampia; leggi la guida ai vaporetti.
Qualche regola di buon senso: non camminare sulle barene, perché il terreno è cedevole e la vegetazione si danneggia facilmente; resta sugli argini e sui percorsi segnati; tieni le distanze dagli uccelli, specie nel periodo della nidificazione; rispetta i cartelli delle proprietà private. Un binocolo e un po' di pazienza ti daranno molto di più di qualsiasi tentativo di avvicinarti.
Il momento della giornata conta. Con la bassa marea le velme emergono e gli uccelli si spargono a cercare cibo; con l'alta marea le barene si riducono e gli animali si concentrano sui punti asciutti. Al mattino presto e verso il tramonto la luce è più morbida.
Svegliati a due passi dalla laguna
Dai due appartamenti raggiungi in poco tempo le barene di Lio Piccolo e del Pordelio.